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Le Memorie ci rivelano il volto interiore di Maddalena e i tratti essenziali
del carisma canossiano. Esse rappresentano una testimonianza, esposta in
maniera molto chiara e con un linguaggio semplice, dell’esperienza religiosa
vissuta da Maddalena, a partire da quando, all’età di circa 15 anni, ella
comincia a sentire il desiderio interiore di “esercitare la carità in tutti
i modi possibili” (Memorie, pag. 18 n. 3) e a coltivare dentro di sé l’idea
di farsi “monaca” (cfr. Memorie, pag. 18 n. 4). Le Memorie non nascono
dall’intenzione di scrivere una biografia della sua vita, ma, come risposta
d’obbedienza a chi glielo ha domandato, sono il racconto dell’opera che Dio
ha compiuto in lei: “ciò che Dio dispose per la preparazione di quest’Opera”
(Memorie, pag. 17 n. 1). Fin dall’inizio, Maddalena sottolinea che ella è
stata solo uno strumento docile nelle mani di Dio, “essendo l’Istituto opera
sua” (Memorie, pag. 125 n. 33); nelle Memorie ella ricorda “… con quali
mezzi e per quali vie Dio si è degnato dare inizio all’Istituzione delle
Figlie della Carità” (Memorie, pag. 17 n. 2).
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Nella Regola Diffusa, Maddalena si rivolge alle Figlie della Carità, ma la
lettura di questo testo è molto importante anche per noi laici; tramite
essa, infatti, Maddalena ci comunica lo spirito che l’ha ispirata ed
animata. Se le Regole non possono essere riferite ed applicate alla vita
laicale, possono, però, essere per noi l’esempio di come è possibile vivere
le virtù di Cristo Crocifisso nel nostro stato di vita, lasciandoci guidare
dalla volontà di Dio nella realizzazione del disegno d’amore che Egli ha
pensato per ciascuno di noi. Nella prefazione della Regola Diffusa,
Maddalena indica “l’esatta osservanza” delle Regole stesse come mezzo per il
raggiungimento dello scopo dell’Istituto, sottolineando che in esse “ha
disposto il Signore i mezzi egualmente per la vostra Santificazione
singolare, quelli della generale Santificazione dell’Istituto, e quelli
altresì della Santificazione dei vostri Prossimi nei vari Rami di Carità
abbracciati dal vostro Istituto” (Regola Diffusa, pagg. 7-8).
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Maddalena scopre gradualmente i passi da compiere, che la porteranno alla
realizzazione del progetto a cui Dio l’ha chiamata. Le Memorie ci aiutano a
cogliere la maturazione progressiva di Maddalena nell’accoglienza della
volontà divina. Il cammino che ella percorre per aderire al disegno di Dio è
lungo e faticoso, ed è fatto anche di dubbi e di paure iniziali: “Ma siccome
il mio progetto era davvero grandioso e, d’altra parte, avevo coscienza di
non aver mai servito veramente Dio, mi sembrava tutto pazzia” (Memorie, pag.
38 n.53). A poco a poco, però, Maddalena impara a lasciarsi condurre dal
Signore, cercando di essere sempre più disponibile a quanto Egli le chiede
di volta in volta: “… ora non mi sento stimolata ad altro che ad eseguire
con perfezione ciò che attualmente ho da fare, sembrandomi, per così dire,
che il Signore sia contento, e che adesso io mi trovi nella situazione nella
quale Egli mi voleva” (Memorie, pag. 90 n. 53).
Maddalena apre il proprio cuore all’ascolto di quanto il Signore le
suggerisce, lasciandosi ispirare dalla sua Parola e sostenere dalla sua
Provvidenza. “Al Vangelo, sentendo parlare della vita apostolica, mi sembrò
chiaramente che questa, nel modo adattabile alle donne, fosse la vita che
Dio voleva in questa Istituzione” (Memorie, pag. 92 n. 58)
Nell’intensificarsi dell’unione con Dio, ella riceve forza e sostegno:
“Restavo sempre più incoraggiata ad intraprendere l’Opera come l’avevo fino
ad allora desiderata; mi sentivo fortificata al punto che avrei avuto il
coraggio sufficiente per incominciarla anche da sola, se non vi fosse stato
altro mezzo” (Memorie, pag. 76 nn. 9-10. Cfr. anche: Memorie, pag. 43 n.
66).
4
Madddalena intrattiene un intenso scambio epistolare rivolgendosi a
sacerdoti (in particolare Antonio Rosmini), alle sue compagne (come
Margherita Rosmini, Elena Bernardi, Giuseppina Terragnoli, Angela Bragato,
Domenica Faccioli), all’amica milanese Carolina Durini, alla quale è legata
da profonda e forte amicizia.
Riguardo all’importanza della corrispondenza per Maddalena, leggiamo nella
Regola Diffusa (pag. 62) quanto ella raccomanda alle Figlie della Carità:
“Almeno due volte all’anno scambievolmente si scriveranno, aiutandosi le une
con le altre secondo il poter loro, con una grande sincerità e dilezione,
ricevendo volentieri i consigli e gli avvisi le une dalle altre, mettendosi
scambievolmente a parte delle consolazioni ed afflizioni colle quali il
Signore si compiacerà di visitarle. Questa reciproca corrispondenza, venendo
esattamente praticata, mirabilmente gioverà a mantenere quella unità di
Cuore e di Spirito assolutamente indispensabile a quest’Istituto”.
L’Epistolario, costituito dalle lettere familiari, dalle lettere ufficiali a
personaggi della Chiesa e dalle lettere d’Istituto, ci rivela il cuore di
Maddalena, che di volta in volta è cuore di madre, di sorella, di amica.
5
Nelle Memorie, Maddalena ci ricorda: “… per scrivere le regole delle Figlie
della Carità, cioè dell’Istituto, mi ispirai alle virtù del Crocifisso”
(Memorie, pag. 29 n. 34)
Nella croce di Cristo, ella coglie la più alta manifestazione dell’ “Amore
più grande”: quello verso Dio, che spinge Gesù all’obbedienza assoluta, e
quello verso gli uomini, che lo conduce alla donazione totale di sé per la
salvezza dell’umanità (cfr. Gv 13,1).
Gesù Crocifisso è l’esemplare della carità (“non respira che Carità” – cfr.
Regola Diffusa, pag. 204), ed imitarlo significa cercare di adempiere i due
precetti della Carità, che Egli ha realizzato perfettamente sulla croce: la
carità verso Dio: “Gesù Crocifisso… dimostrò in modo singolarissimo il suo
amore verso il Padre, accettando la Morte, e la Morte della Croce “ (Regola
Diffusa, pag. 13), e la carità verso gli uomini: “… tra le virtù tutte da
Gesù Crocifisso esercitate sulla Croce, risplendette in modo singolarissimo
la di Lui carità verso di noi miserabili, poveri e peccatori” (Regola
Diffusa, pag. 32).
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Maddalena è spinta verso la clausura dal desiderio di donarsi tutta al
Signore, ma, nello stesso tempo, come afferma nelle Memorie, prova “orrore”
(cfr. Memorie, pag. 19 n. 7) per essa: “Sentivo però sempre il solito orrore
per la clausura” (Memorie pag. 31 n. 36); ella si sente chiamata ad una vita
apostolica attiva, e capisce che in clausura non può “impedire peccati né
giovare alla salvezza delle anime” (Memorie, pag. 19 n. 8).
Non sono, però, queste esitazioni a portarla su un’altra strada; Maddalena
è, infatti, disposta a superare ogni difficoltà, per corrispondere a quella
che crede essere la volontà di Dio. Ciò che ella considera una tentazione
(“Cercavo di cacciare questo pensiero come una tentazione” – cfr. Memorie,
pag. 19 n. 9), si rivela in realtà il segno che Dio vuole per lei qualcosa
di diverso. E’ proprio l’iniziativa di Dio a condurla su un’altra strada:
“Dio con un mezzo imprevisto mi tagliò la strada; e così mi trovai costretta
ad abbandonare quella vocazione” (Memorie, pag. 20 n. 11).
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Leggendo alcuni brani del libro di Tobia, Maddalena sente fortemente dentro
di sé l’invito a mettersi al servizio degli altri, in particolare si sente
spinta ad esercitare la carità verso le persone più bisognose: “… si operi
in tutto gratuitamente e non si faccia distinzione di persone, quando non
fosse per aver maggior impegno per le più miserabili” (Regola Diffusa, pag.
52).
Dedicandosi ai poveri e agli ultimi, Maddalena sa di servire Gesù Cristo: “…
si richiama alle Sorelle il detto del Divin nostro Salvatore, che
protestossi che riceverà per fatto a Lui quanto faremo pel minimo dei suoi
Poverelli” (Regola Diffusa, pag. 130). Maddalena raccomanda alle Sorelle che
visitano l’ospedale, di trattare le ammalate “come tratterebbero colla
Persona di Gesù Cristo ch’Esse rappresentano” (Regola Diffusa, pag. 135);
esse, infatti, “vanno a visitare la Persona medesima di Gesù Cristo in
quelle povere inferme” (Regola Diffusa, pag. 134).
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Leggendo il Salmo 50, Maddalena si sente chiamata ad istruire il prossimo
nella dottrina cristiana, per far conoscere ed amare Gesù: ella, infatti, è
convinta che Gesù “non è amato perché non è conosciuto” (Regola Diffusa,
pag. 97).
Maddalena prova dentro di sé una forte ansia di impedire i peccati: “… avevo
tanta brama di impedire peccati…” (Memorie, pag. 27 n. 30); “Tanto mi
sentivo spinta a cercare la salvezza del prossimo che mi offersi al Signore,
purché tutti si salvassero, di stare in purgatorio fino al giorno del
giudizio, accontentandomi che, di tanto in tanto, mi facesse sapere che Egli
era servito e glorificato e che le anime venivano salvate” (Memorie, pag. 67
n. 45). Questa tensione di Maddalena verso la salvezza del prossimo nasce
dal desiderio di collaborare all’opera di Gesù: “… il Signore mi fece
conoscere che Egli pure in questo mondo aveva impiegato la sua vita
nell’andare in cerca dei peccatori” (Memorie, pag. 134 n.13). L’ansia
apostolica di Maddalena, dunque, diventa una partecipazione all’ansia
apostolica di Gesù, che si è espressa nel modo più alto attraverso il dono
di se stesso sulla croce.
Per adempiere a questo compito, Maddalena ritiene fondamentale aiutare il
prossimo a crescere nell’educazione, “dipendendo dall’educazione,
ordinariamente la condotta di tutta la vita. E se una prova grande d’amore
verso Dio si reputa, come la reputano tutti i Santi la Conversione dei
peccatori, quanto più dolce sarà prevenire, ed impedire i peccati medesimi
prima che succedano…” (Regola Diffusa, pag. 95).
Cfr. anche: Memorie, pag. 146 n. 56 / pag. 346 n. 72 / pag. 347 n. 74 /
Regola Diffusa, pag. 167.
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Leggendo il versetto di Mc 6,15 Maddalena sente rivolto a sé l’invito fatto
da Gesù ai Dodici, di andare in tutto il mondo (cfr. Memorie, pag. 26 n.
28). Il Signore le fa comprendere di volerla impiegare “in molti luoghi per
dar vita a quest’Opera” (Memorie, pag. 80 n. 20).
Maddalena desidera far conoscere Gesù a tutti perché sia amato, e per
raggiungere questo scopo è disposta ad andare in tutto il mondo: “Questo
sentimento dell’amore di Gesù Cristo verso gli uomini, oltre a causarmi
dolore per vederlo così mal corrisposto, mi dava tanta brama di farlo
conoscere e amare, così che niente più mi importava né del mio paese né dei
miei; anzi avrei bramato di potermi ridurre in polvere, se in quel modo
avessi potuto dividermi per tutto il mondo perché Dio fosse conosciuto ed
amato” (Memorie, pag. 88 n. 49-50).
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Un aspetto importante dell’opera di direzione spirituale che Don Libera ha
compiuto con Maddalena, è stato quello di aiutarla a riconoscere l’amore
misericordioso del Padre verso di lei, un amore totalmente gratuito: “Egli
ci ama, Egli ci ha sempre amati per un atto di sua amorosa e libera
elezione” (Lettere di Don L.Libera, pag. 82). E’ la consapevolezza di questo
amore che può spingere Maddalena ad amare sempre più Dio e i fratelli: “Io
ho tutto il contento, che riconosca l’affetto e l’amore, con cui Iddio, per
un semplice atto di misericordia, si porta verso l’anima sua; perché non vi
è la mia Figlia cognizione più di questa opportuna ed efficace a riamare un
Dio di tanta bontà” (Lettere di Don L.Libera, pag. 75).
Questa stessa consapevolezza la aiuta a crescere nella fiducia in Dio:
“nutra il suo cuore continuamente di santa confidenza verso ad un Dio, che è
tutto amore per noi” (Lettere di Don L.Libera, pag. 62). Imparando ad
abbandonarsi sempre più “tra le braccia del Divino Amore” (Lettere di Don
L.Libera, pag. 103), Maddalena mette da parte gli scrupoli e trova la
serenità interiore: “si abbandoni totalmente nella bontà e misericordia di
Dio, ubbidisca, e troverà quella pace, che si può goder in questa val di
lagrime” (Lettere di Don L.Libera, pag. 34).
Cfr. anche: Lettere di Don L.Libera, pag. 35 / pag. 51 / pag. 95 / pag. 100
/ pag. 111.
11
Contemplazione ed azione sono legate indissolubilmente: dalla
contemplazione, nell’unione sempre più profonda con Dio, Maddalena trae la
forza, l’energia e la motivazione per tutto il suo agire, riceve alimento e
luce per l’azione; nell’azione, attraverso il servizio ai fratelli, si
rafforza il legame intimo che la unisce a Dio. E’ questo l’“Inspice et fac”che
Maddalena vive ogni giorno: la contemplazione dell’amore di Cristo
Crocifisso e l’identificazione a Lui la spingono all’azione, perché la sua
vita possa essere segno e riflesso della presenza di Dio dentro di lei. La
spiritualità di Maddalena trova ispirazione nella contemplazione, ma viene
vissuta nel servizio attivo, al quale Maddalena si sente chiamata
dall’inizio: “… mi sentii spinta a non cercar altro che Dio solo e ad
impiegarmi per il prossimo” (Memorie, pag. 66 n. 41).
Contemplazione e azione sono inscindibili, come la carità verso Dio e quella
verso il prossimo sono i due aspetti dell’unico grande Amore. Le esperienze
contemplative intense che Maddalena vive si riflettono in ogni suo agire,
dove ogni cosa le richiama la presenza di Dio: “Fui costretta, mio malgrado,
ad occuparmi degli affari di quel giorno; ma l’esperienza spirituale era
stata tanto forte che, benché dovessi trattare e conversare, tutto mi
riconduceva a Dio, non potendo far diversamente per la pienezza
dell’affetto” (Memorie, pag. 84 n. 35).
E’ anche ciò che Don Libera le aveva insegnato: se il suo agire è dono di
sé, anche quando dovrà abbandonare la preghiera, non toglierà mai tempo a
Dio: “… il nostro cuore sia tutto di Dio, e se di tratto in tratto bisogna
pensare a qualche cos’altro non per questo lo allontaniamo da Lui, ma
lasciamo Iddio per Iddio stesso” (Lettere di Don L.Libera, pag. 150).
12
Maddalena comprende che un cuore davvero innamorato di Cristo deve essere
occupato unicamente da Lui. Solo nella povertà di spirito, nel distacco
interiore da ogni attaccamento, ella può avere un cuore libero, nel quale
non ci sia spazio che per Dio solo; un cuore che si lasci riempire
totalmente dall’amore, perché la carità possa trovare la sua più piena
espressione, “Essendo … di sommo ostacolo alla perfezione della Divina
Carità, anche il pensiero e l’affetto delle cose terrene” (Regola Diffusa,
pag. 22). “… questa vocazione per essere bene eseguita richiede un totale
distacco interno ed esterno da tutto ciò che non è Dio, per poter impiegare
tutto il tempo, tutte le cure, tutti i pensieri per la Divina Gloria ed
interamente fare che tutto ciò che sono e che hanno sia totalmente ed
unicamente al Signore dedicato” (Regola Diffusa, pag. 48). “… vivere in vero
spirito di fede… distacca l’anima da tutto” (Regola Diffusa, pag. 274).
Maddalena guarda a Gesù Crocifisso, quale esemplare dello spogliamento
totale: “… spesso mi si rappresentava il Crocifisso come veramente è,
spoglio di tutto” (Memorie, pag. 119 n. 19). Egli, infatti, “d’ogni cosa fu
sulla Croce spogliato, eccetto che del suo amore” (Regola Diffusa, pag. 22).
Maddalena capisce che Gesù è l’unico Bene, il tesoro più grande: “Egli solo
è il tesoro dell’Istituto” (Memorie, pag. 253 n. 72). Don Libera più volte
la esorta a “… distaccare sempre più i nostri affetti dai beni transitori e
di sola apparenza, e più unirsi con esso Lui solo centro e base del nostro
cuore e della nostra felicità” (Lettere di Don L.Libera pag. 85). La invita
a non attaccarsi a niente, a spogliarsi delle sue sicurezze, dei suoi
progetti e programmi, per abbandonarsi totalmente a Dio: “… tutto quello che
ci circonda è un ammaestramento continuo per distaccarsi dai beni del mondo,
e collocare tutti i nostri affetti e pensieri in Dio” (Lettere di Don
L.Libera, pag. 150).
Cfr. anche: Memorie, pag. 68 n. 48-50 / pag. 69 n. 52 / pag. 319 n. 61 /
Lettere di Don L.Libera, pag. 58 / Regola Diffusa, pag. 171
13
Sulla croce, Gesù manifesta la sua obbedienza totale alla volontà del Padre:
“la più perfetta obbedienza” (cfr. Regola Diffusa, pag. 17): “Padre mio, se
è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come
vuoi tu!” (Mt 26,39).
L’obbedienza scaturisce dall’amore, dal rapporto di comunione e di amore di
Gesù col Padre, ed è espressione di questo amore. Essa porta al dono di sé,
all’“offerta della propria volontà” (cfr. Regola Diffusa, pag. 55).
Siamo chiamati non ad obbedire passivamente, ma a fare nostra la volontà del
Padre, ad integrarla nella nostra vita, perché essa possa diventare la
nostra stessa volontà. La nostra obbedienza a Dio è il nostro dono a Lui
della nostra volontà: è un’offerta e un sacrificio.
Maddalena si lascia guidare dalla volontà di Dio, mettendosi in un
atteggiamento di disponibilità totale: “Proposi allora ripetutamente che, se
Dio mi avesse posta un’altra volta nella possibilità di operare, avrei
lasciato che l’obbedienza facesse tutto da sé” (Memorie, pag. 63 n. 37)
L’obbedienza a cui siamo chiamati non è la sottomissione ad un padrone che
ci comanda, ma è la docilità dei figli alla volontà del Padre. Per questo, è
un’obbedienza che si attua nella gioia.
Nella Regola Diffusa, Maddalena rivela alle Sorelle quali devono essere le
caratteristiche di un’autentica obbedienza: “… ubbidiscano in spirito di
fede … sia la loro obbedienza pronta, perché chi ubbidisce a Dio non deve
frappor dimora… sia semplice, troncando ogni riflesso, e non dando luogo a
ragioni, … sia confidente, aspettando con ferma speranza, anzi tenendo certo
che quello che dalla ubbidienza viene disposto sia il migliore pel vantaggio
proprio e per quello della cosa che si ha per le mani, … sia amorosa,
facendola di buon cuore, con amore all’ubbidienza ed a quello per amor di
cui ubbidisce” (Regola Diffusa, pagg. 57-58).
Cfr. anche: Memorie, pag. 327 n. 12.
14
“Se Gesù Cristo di tutte le Virtù fu lo specchio universale, della Santa
Umiltà Egli stesso si propose per esemplare” (Regola Diffusa, pag. 197): “Io
sto in mezzo a Voi come colui che serve” (Lc 22,27).
Maddalena considera la virtù dell’umiltà “il fondamento e sostegno di tutte
le altre” (Regola Diffusa, pag. 197), “lo scrigno che racchiude ed assicura
tutte le altre” (Regola Diffusa, pag. 203).
Ella non perde mai la consapevolezza del “proprio niente “ (cfr. Regola
Diffusa, pag. 197): “Noi siamo quattro povere donnicciuole, le ultime
chiamate nella Chiesa di Dio, senza lettere, senza lustro e col solo nome di
Serve dei Poveri, non ancora degne di essere chiamate Serve di Dio;
perseveriamo, dice S.Paolo, nella Vocazione in cui siamo chiamate, ma stiamo
concentrate sempre nel nostro nulla…” (Regola Diffusa, pag. 198-199).
Maddalena invita ogni Figlia della Carità a non cercare la propria gloria,
l’affermazione di se stessa e del proprio valore: “… dovrà … ognuna di esse
riconoscersi per la minima di tutte, e per tale riguardarsi” (Regola
Diffusa, pag. 20). Esse non devono dimenticare che “la grazia della
Vocazione” è stata “donata loro gratuitamente dalla liberalità del Signore”
(Regola Diffusa, pag. 198), per questo così le esorta: “… se sembra loro di
essere chiamate a cose sublimi negli esercizi della Santa Carità, riflettano
allora che dallo Spirito Santo per bocca di S.Paolo vengono dichiarate quel
nulla che sono, asserendo il Santo Apostolo che Dio elegge i deboli e gli
infermi per confondere i sapienti, ed il Signore volendo giustamente per sé
tutta la gloria, si compiace frequentemente di eleggere Istrumenti tali per
operare, che quando non perdano il giudizio, impossibile è che si
attribuiscano l’esito degli affari” (Regola Diffusa, pag. 198).
15
Il servizio ai poveri è l’adempimento del secondo precetto della carità, che
ci chiama ad amare il prossimo sull’esempio datoci da Gesù. Maddalena
afferma: “come Serve dei Poveri, dobbiamo a questi le nostre cure, fatiche,
premure, e i nostri pensieri” (Regola Diffusa, pag. 6).
L’atteggiamento verso i poveri deve essere contrassegnato dall’umiltà:
“trattando coi Poveri non si dimentichino mai che sono le loro serve”
(Regola Diffusa, pag. 201).
Per Maddalena, essere Serve dei Poveri significa anche vivere in prima
persona in povertà: “Il vestiario sarà uniforme, modesto ed umile che non
ismentisca il nostro carattere di serve de’ Poveri” (Regola Diffusa, pag.
24). Per questo, Maddalena invita le Figlie della Carità a vivere la povertà
sull’esempio di Cristo Crocifisso (“Qualunque più rigida povertà potessero
esercitare sarà sempre un giuoco ed un niente al paragone del Crocefisso” -
Regola Diffusa, pag. 50) e come condizione necessaria per la sua sequela: “…
se Dio volesse render degne le Sorelle di mancare anche del necessario, si
rallegrino allora assai e facciano festa pensando che per esse si avvicina
il Regno di Dio. Pensino e riflettano che i Poveri dei quali esse si
riguardano Serve, si trovano spessissimo in situazione assai peggiore”
(Regola Diffusa, pag. 53-54).
Maddalena sceglie la povertà per sé e per l’Istituto: “Continuai a vivere in
povertà sempre” (Memorie, pag. 121 n. 22); “L’Opera intanto si trovava in
circostanze di grande povertà” (Memorie, pag. 156 n. 19). Ella è comunque
certa che il Signore interverrà sempre con la sua Provvidenza: “Il Signore
ricominciò subito a farmi gustare la povertà benché sempre provvedesse
sufficientemente alle necessità dell’Opera” (Memorie, pag. 83 n. 30. Cfr.
anche: Memorie, pag. 100 n. 17-18).
16
Per Maddalena la carità si identifica in Gesù Crocifisso. Egli è il “grande
Esemplare” dell’ “ardentissimo amore verso il Divin suo Padre, per la di cui
Gloria consumò il gran Sacrifizio” (Regola Diffusa, pag. 9).
Egli è, inoltre, il modello perfetto della “Carità Fraterna”, “quel Precetto
ch’Egli chiamò per eccellenza precetto Suo e per l’esecuzione pure del quale
volle morire sulla Croce” (Regola Diffusa, pag. 35).
La “Santa Carità” comprende “l’adempimento e la pienezza… della vita e Morte
del Signor Nostro Gesù Cristo e di tutti i suoi insegnamenti” (Regola
Diffusa, pag. 9).
Solo imitando Cristo Crocifisso possiamo amare, perché Egli è il Maestro che
ci insegna come amare: “conviene più che mai che tengano sotto gli occhi il
modo con cui Gesù Cristo ci comandò d’amarci” (Regola Diffusa, pag. 210).
17
L’Istituto delle Figlie della Carità si prefigge “la contemplazione assidua
della Vita e Passione di Gesù Cristo” (Regola Diffusa, pag. 5), e
“l’adempimento dei due gran Precetti della Carità … ricopiando, per quanto a
noi miserabili è concesso, la vita Santissima del Signor Nostro Gesù Cristo,
imitandolo nelle virtù interne ed esterne di cui Egli degnossi darci
particolare esempio, conducendo noi pure una vita soggetta, umile, e
nascosta, e tutta impiegata a cercare la Divina Gloria e la Salute delle
Anime. Si tratta inoltre di animare tutte le nostre azioni ed operazioni
collo Spirito di Gesù Cristo, Spirito di Carità, di dolcezza, di
mansuetudine, di umiltà, spirito di zelo, e di fortezza, spirito
amabilissimo, generosissimo e pazientissimo” (Regola Diffusa, pag. 6).
Leggendo il versetto “Inspice et fac secundum Exemplar”, Maddalena si sente
stimolata alla sequela del Crocifisso (cfr. Memorie, pag. 29 n. 32).
Dall’esperienza contemplativa scaturisce il desiderio dell’imitazione: “…
mentre facevo orazione, mi sentivo portata e spinta ad imitare Gesù Cristo…”
(Memorie, pag. 68 n. 47. Cfr. anche: Memorie, pag. 115 n. 7).
18
Don Libera raccomanda a Maddalena di accostarsi frequentemente
all’Eucaristia, “cibo dei forti”, che fortifica la nostra fede, e “cibo di
vita”, che ci fa crescere “nell’amore, ch’è la vera vita dell’anima nostra”
(Lettere di Don L.Libera, pag. 89).
Molteplici sono le sue esortazioni in questo senso: “Li raccomando il più
frequentemente che può le sante Comunioni. Aiutiamoci con questo gran
mezzo…” (Lettere di Don L.Libera, pag. 72); “Li raccomando la frequenza
della Santissima Comunione” (Lettere di Don L.Libera, pag. 165); “La Santa
Comunione la frequenti pure ogni giorno” (Lettere di Don L.Libera, pag.
187).
Dall’ Eucaristia Maddalena riceve forza (“Ricevuta che l’ebbi, mi sentii
fortificata”- Memorie, pag. 249 n. 61) e tranquillità (cfr. Memorie, pag.
113 n. 6).
Nella Comunione ella sperimenta un’unione intensa con Dio: “Dopo vari giorni
cominciai a ritrovarlo nella santa Comunione, dopo la quale alcune volte mi
sembrava di non poter nemmeno contenerlo nel petto” (Memorie, pag. 142 n.
43. Si veda anche: Memorie, pag. 233 n. 2).
“… l’infinito amore di Gesù nell’istituzione del divin Sacramento” (Memorie,
pag. 343 n. 62) spinge Maddalena ad accogliere come volontà del Padre e con
lo stesso atteggiamento di pazienza e di disponibilità di Gesù “le amarezze,
le ingiurie, i disprezzi, le dimenticanze, i torti” (Memorie, pag. 343 n.
63), che incontra nella sua missione. “… mi si rinnovò l’affetto verso Dio,
non sentendo più patire, né trovando cosa che potesse essermi di peso quando
si tratti del servizio di Dio” (Memorie, pag. 248 n. 54).
19
Nell’Eucaristia Maddalena coglie il vero senso della croce di Cristo,
testimonianza suprema d’amore e dono di tutto se stesso, che si rinnova
continuamente nella vita dell’uomo.
Maddalena intuisce che il dono totale di Cristo all’umanità ci chiama ad una
risposta d’amore, al dono di noi stessi a Lui. “Nel fare la santa Comunione
provai un insolito sentimento di confidenza in Dio, per cui compresi che il
Signore mi si donava tutto nella santa Comunione e che, perciò, io pure
dovevo donarmi tutta a Lui” (Memorie,pag. 324 n. 6).
L’amore senza misura che Gesù ci offre dalla croce, ci insegna ad amarci tra
noi. Gesù raccomanda ai suoi discepoli la carità fraterna “subito dopo
l’Istituzione del Divin Sacramento, nel quale oltre l’unione con Lui, aveva
voluto … tra le altre cose significare l’unione dei cuori che dai suoi
cristiani domanda” (Regola Diffusa, pag. 206).
20
Maddalena viene invitata da Don Libera ad una devozione sempre più grande
alla Madonna: “… continui pure ed accresca sempre più la sua divozione e il
suo affetto verso Maria Santissima” (Lettere di Don L.Libera, pag. 126 – si
veda anche: Lettere di Don L.Libera, pag. 49 / pag. 105 / pag. 108 / pag.
117 / pag. 128).
Don Libera la esorta ad imitare in Maria “la purità di cuore”, e “la sua
gran umiltà” (Lettere di Don L.Libera, pag. 127).
A Maria Santissima, Maddalena raccomanda l’Istituto (cfr. Memorie, pag. 222
n. 33) e i Figli della Carità (cfr. Memorie, pag. 287 n. 35). Viene,
inoltre, ispirata a “suscitare nelle Terziarie dell’Istituto la devozione e
la memoria della Passione del Signore e dei Dolori di Maria Santissima”
(Memorie, pag. 341 n. 55).
A Maria, Maddalena affida le sorelle malate (cfr. Memorie, pag. 251 n. 66 e
pag. 334 n. 34) o in difficoltà (cfr. Memorie, pag. 104 n. 30). A lei chiede
vocazioni e aiuto per svolgere la sua missione (cfr. Memorie, pag. 312 n. 38
e pag. 313 n. 41). Maddalena prega Maria perché interceda presso il suo
Figlio (cfr. Memorie, pag. 155 n. 17-18) e le doni sostegno (cfr. Memorie,
pag. 264 n. 25), conforto e pace (cfr. Memorie, pag. 316 n. 55). Maria
accompagna e guida Maddalena e ottiene dal Signore l’aiuto per la
realizzazione dell’Opera (cfr. Memorie, pag. 265 n. 28-29).
21
Maria è per Maddalena la madre e la fondatrice dell’Istituto. “Maria
Santissima … fu quella, la quale condusse questa piccola Opera fino a questo
punto” (Lettera a Carolina Durini, Ep. I pag. 410). Maddalena invita le
Sorelle a “riguardarla sempre per vostra unica e sola Madre” (Regola
Diffusa, pag. 8). Così le esorta: “Si ricordino che la loro unica madre è
Maria, Vergine Santissima” (Regola Diffusa, pag. 50).
Maria è il punto di riferimento di Maddalena, ella sente che il Signore le
chiede di imitarla, di assomigliare a lei. In particolare, Maddalena coglie
le virtù di Maria “sul monte degli Amanti”: accanto a Gesù in croce, Maria
condivide la sua passione, diventa Madre della Carità. La fortezza di Maria
sotto la croce è il vertice della sua obbedienza, della sua fedeltà costante
e perseverante, della sua disponibilità al progetto divino, la piena
incarnazione del suo sì.
Sotto la croce, Maria diventa nostra madre, ci accoglie nel suo cuore perché
anche noi diventiamo capaci di accogliere Gesù dentro di noi. In Maria
possiamo vivere uniti a Cristo e al Padre: “… decisi … di mettermi a servire
Dio veramente e di cercare Lui solo; e mi misi nel cuore di Maria” (Memorie,
pag. 316 n. 51).
Maddalena impara da una sua compagna ad essere devota a Maria Addolorata (cfr.
Memorie, pag. 51 nn. 11-12) e si dedica con frequenza alla commemorazione
dei sette dolori di Maria (cfr. Regola Diffusa, pag. 13 / pag. 148).
Ella visita diverse volte il santuario di Caravaggio (cfr. Memorie pag. 340
n. 50 / pag. 315 n. 44 / pag. 287 n. 35) e questo le rinnova l’affetto verso
Maria: “sperimentai un tenero affetto verso Maria Santissima, così che per
la maggior parte del tempo che stetti alla sua presenza non potei dirle
altro che: ‘Cara Mamma!’ ” (Memorie, pag. 340 n. 51. Cfr. anche: Memorie,
pag. 343 n. 64).
22
L’unione fraterna “deve essere uno dei caratteri distintivi dell’Istituto”
(Regola Diffusa, pag. 21), nello stesso modo che caratterizzava la prima
comunità cristiana (cfr. At 2,42). Il Signore è in mezzo a coloro che vivono
la “carità scambievole” (cfr. Regola Diffusa, pag. 217).
Gesù “comandò agli Apostoli di amarsi scambievolmente, come Egli li aveva
amati” (Regola Diffusa, pag. 206). La stessa carità fraterna deve essere
vissuta dalle Figlie della Carità. Tra di esse deve sussistere “una vera
unione di cuore”; esse dovranno avere “un cuor solo ed una sola volontà”
(Regola Diffusa, pag. 206), sull’esempio di Gesù. “Riguardo al modo d’amarsi
scambievolmente, osservino le Sorelle in qual maniera Gesù Cristo amò gli
Apostoli, li amò ignoranti, difettosi, rozzi, poveri, timidi; e se guardiamo
poi come Egli ha amato noi, vedremo di più che Egli ci amò ingrati” (Regola
Diffusa, pag. 207).
Vivere la Carità fraterna in comunità significa accettare l’altro così
com’è, come Dio ci accetta così come siamo; significa non fare distinzioni (cfr.
Regola Diffusa, pag. 208), “compatirsi scambievolmente col cuore, non
interpretare sinistramente le azioni delle altre, ma dar loro sempre quella
interpretazione più conforme alla Carità” (Regola Diffusa, pag. 207). La
consapevolezza della misericordia di Dio nei nostri confronti, ci spinge ad
usare la stessa misericordia nei confronti del prossimo: “Gesù Cristo oltre
l’amarci povere, miserabili, rozze, ci amò ancora ingrate” (Regola Diffusa,
pag. 212).
23
La carità si manifesta nelle opere esterne e nel comportamento, che sono il
frutto e l’espressione della trasformazione interiore in Dio. Maddalena
invita le Sorelle a “piantare bene … il Crocifisso nel cuore” (Regola
Diffusa, pag. 265). Esse devono essere “innamorate del Signore” (Regola
Diffusa, pag. 136), per compiere ogni cosa solo per Lui. Ella sottolinea
l’importanza e la necessità dell’ “interno raccoglimento … non solo per
conservare il frutto dell Orazione, ma anche per mantener viva quella purità
di intenzione, che santifica tutte le azioni esterne di carità” (Regola
Diffusa, pag. 16). “L’anima di tutte le operazioni si è la rettitudine
d’intenzione” (Regola Diffusa, pag. 159), che ci porta ad “operar tutto con
ispirito di Carità” (cfr. Lettere di Don L.Libera, pag. 39).
24
Maddalena è estremamente attenta alle necessità delle persone che la
circondano. E’ il bisogno del prossimo che determina la modalità e la forma
della carità.
Ella afferma che il Regno di Dio non consiste “in parole, ma in opere di
virtù” (Regola Diffusa, pag. 158), e ci invita a riflettere sulla nostra
responsabilità nei confronti di coloro che il Signore ci affida: “quale
sarebbe la confusione ed il dolore di quella Sorella la quale dopo la morte
fissando per la prima volta lo sguardo nell’amabilissimo volto di Gesù
Cristo, dovesse sentirsi rimproverare di averlo nelle Sue Immagini, o
rifiutato perché troppo povero, o riguardato con impazienza e maltrattato
perché difettoso, o trascurato per indolenza…” (Regola Diffusa, pag. 96).
25
La misura della carità è quella che Cristo ha vissuto e che ha espresso nel
suo culmine sulla croce: la carità senza misura. Maddalena si sente chiamata
ad imitarla in ogni sua dimensione; quella dell’ amore totale, che porta al
dono di sé senza risparmio, fino al sacrificio: “Egli solo è l’oggetto del
mio amore e sono disposta a tutto, poiché niente mi pare qualunque
sacrificio” (Memorie, pag. 159 n. 31 - Si vedano anche: Memorie, pag. 101 n.
22 / pag. 146 n. 55).
Un’altra dimensione dell’amore è la gratuità, che non ci fa attendere
ricompense da quanto facciamo: “tutto faranno esse non per interesse, ma per
amor del Signore” (Regola Diffusa, pag. 141). Un’ulteriore dimensione
dell’amore è l’umiltà, che mette gli altri al primo posto: Gesù è venuto
“non ad esser servito, ma a servire” (Regola Diffusa, pag. 120).
Infine, la dimensione dell’universalità, propria di un amore che non conosce
confini né di luogo né di persone (cfr. Regola Diffusa, pagg. 207-208), che
non esclude nessuno (cfr. Regola diffusa, pag. 41) e nessun bisogno, ma è
uguale per tutti (cfr. Regola Diffusa, pag. 138).
La carità senza misura di Gesù sulla croce ci interpella e ci chiama
all’imitazione, che si realizza nell’amore verso Dio e verso i fratelli. E’
nel servizio al prossimo che possiamo corrispondere all’Amore più grande.
26
Maddalena si sente chiamata ad unirsi a Cristo per aiutarlo a portare la
croce. E’ nella sofferenza che ella può condividere la croce di Cristo. “Il
desidero di sollevarlo … dal patire mi spinse … ad offrirmi a qualsiasi
patire, ad andare in qualunque luogo, insomma a qualunque cosa, purché non
patisse Gesù” (Memorie pag. 295 n. 70. Si leggano anche: Memorie, pag. 293
n. 61 / pag. 294 nn. 63-64 / pag. 299 n. 78 / pag. 345 n. 71).
L’immagine di Cristo Crocifisso la sostiene e le fa affrontare con coraggio
ogni prova. “… mi si presentò il Signore con la croce sulle spalle e mi
parve comprendere di dover pur io perseverare nel portare la croce, restando
poi rincorata nel patire” (Memorie, pag. 332 n. 27).
“… improvvisamente mi si rappresentò all’immaginazione Gesù con la croce
sulle spalle…mi disse: ‘Anch’io ero debole quando portai la croce’. Mi restò
l’impressione vivissima di dover stare forte nel patire, quantunque mi senta
alle volte debole tanto nella persona che nel faticare. L’effetto fu che in
seguito di fronte ad ogni pena e patire mi sembrava di sentir ripetere:
‘Anch’io …’ Con questo stimolo interiore tutto mi pareva nulla o quasi, e
desideravo patire ed operare stando forte” (Memorie, pag. 289 nn. 42-45. Si
vedano anche: Memorie, pag. 337 nn. 43-46 / pag. 305 n. 13 / pag. 323 n. 3).
Nello stesso tempo, Maddalena sente di essere sola, come era Gesù
Crocifisso, a portare il peso della croce: “… trovandomi in ogni cosa del
tutto sola, ricordai più volte il testo: ‘Torcular calcavi solus’ ”.
(Memorie, pag. 196 n. 9. Cfr. anche: Memorie, pag. 295 n. 71 / pag. 132 n.
7).
Condividere la croce di Cristo significa anche collaborare con Lui all’opera
di salvezza dell’umanità, che ha avuto compimento proprio sulla croce: “… mi
offrii al Signore di dividermi in tanti atomi, se fosse stato possibile, e
moltiplicarmi altrettante volte, contenta di patire tutto quello che avrei
dovuto patire in ogni luogo, e patirlo unicamente perché Dio fosse servito e
glorificato” (Memorie, pag. 333 n. 29).
27
Maddalena vive la carità nell’umiltà e nel nascondimento, consapevole che
tutto ciò che ella può fare è per dono di Dio. Condurre “una vita soggetta,
umile e nascosta” (Regola Diffusa, pag. 6) è il cammino da percorrere per
arrivare a vivere le virtù di Gesù Crocifisso.
Maddalena non perde mai la consapevolezza di essere un debole strumento
nelle mani del Signore, e di doversi per questo sempre più affidare a Lui:
“Dio, che elegge sempre gli strumenti più infermi e vili per confondere i
sapienti, ed i forti, che ha voluto cominciare Egli solo questo santo
Istituto, che si è degnato di condurvici, compirà l’opera della sua
Misericordia, purchè per parte vostra conosciate la vostra indegnità,
debolezza ed ignoranza, ma nello stesso tempo confidiate, e vi abbandoniate
interamente in Lui” (Regola Diffusa, pag. 7).
Ella mantiene sempre dentro di sé la coscienza dei propri limiti, e la
consapevolezza di non avere meriti: “Convien ricordarsi che siamo miserabili
impastate di fango e coperte di debolezza e miserie” (Regola Diffusa, pag.
56. Si leggano anche: Memorie, pag. 195 nn. 3-4 / pag. 235 n. 8 / pag. 244
n. 38 / pag. 249 n. 57 / pag. 329 n. 18).
L’umiltà porta alla semplicità nell’essere e nell’agire, aiuta a far morire
l’amor proprio (cfr. Regola Diffusa, pag. 222) e a non ricercare la “vana
stima di se stesse” (cfr. Regola Diffusa, pag. 49. Cfr. anche: Regola
Diffusa, pag. 125 / pag. 165 / pag. 226).
Ci conduce, inoltre, a rapportarci con gli altri come Dio fa con noi: “Dio …
ci sopporta ingrate, peccatrici e miserabili” (Regola Diffusa, pag. 202).
28
“Tre sono i Rami o Mansioni di Carità in singolar modo dall’Istituto
contemplati. Le Scuole di Carità, l’Assistenza alle Dottrine Cristiane nelle
Parrocchie e la visita delle Inferme negli Ospitali” (Regola Diffusa, pag.
32-33).
L’attenzione di Maddalena alle necessità del tempo, sia materiali che
spirituali, le fa cogliere il bisogno di dare una cultura anche a giovani
che non possono permettersi di frequentare le scuole a pagamento. I tre Rami
di Carità (istruzione, evangelizzazione, assistenza) esprimono il desiderio
di Maddalena di “estendere la carità quanto sia possibile” (Regola Diffusa,
pag. 34) e realizzano gli obiettivi concreti di un “Istituto che si esercita
nella vita attiva” (Regola Diffusa, pag. 41).
29
“… a questo debbono aver particolar premura tutte le Sorelle di questo
Istituto, che sia conosciuto il Nostro Salvatore dal Divin Padre mandato”
(Regola Diffusa, pag. 157).
E’ questo desiderio che spinge Maddalena alla missionarietà: “… mi offrii al
Signore … di andare in qualunque luogo” (Memorie, pag. 67 n. 43).
La gloria di Dio è la motivazione del suo slancio missionario: “… presi la
risoluzione di andare coraggiosamente in qualunque luogo, pur di operare per
la divina gloria” (Memorie, pag. 298 n. 76).
Dio per Maddalena è al primo posto, è il Bene più grande. Ella va in cerca
di Dio solo, a Lui dedica tutto il suo essere, per Lui fa ogni cosa, ricerca
la sua volontà e vi obbedisce.
Alle Figlie della Carità Maddalena raccomanda di“stabilirsi in Dio solo, non
altro pretendendo, non amando che Lui, non volendo e non cercando in se
stesse, nell’interne occupazioni e nei ministeri della carità che Dio solo,
non altro pretendendo che la sua Gloria” (Regola Diffusa, pagg. 52-53).
30
Maddalena ci insegna qual è il fine autentico di ogni azione umana: “ tutto
operare gratuitamente e pel solo amore del Signore” (Regola Diffusa, pag.
116).
Ella ricorda l’importanza di agire con impegno e responsabilità (“Ognuna
delle Sorelle si ricordi di essere bensì sollecita e diligente nel suo
impiego, ma senza angustiarsi come disse già a S.Marta il Divin nostro
Salvatore” - Regola Diffusa, pag. 305), nell’adempimento di quanto Dio ci
chiede: “Dio mai non accorderà la grazia di far frutto se non si adoperino i
mezzi che da noi Egli richiede, per operare, che sono appunto le regole
nostre” (Regola Diffusa, pag. 290). “… tanto sarà il frutto che farete,
quanto sarà la vostra esattezza nell’adempiere con Dio i vostri doveri,
osservando le Regole vostre” (Regola Diffusa, pag. 314).
Maddalena ci esorta a non dimenticare mai di affidarci al Signore, vero
artefice di ogni nostra opera. “… tanto sarà il frutto che faranno ne’ i
prossimi quanto sarà lo spirito interno, il quale accompagnerà le loro
parole” (Regola Diffusa, pag. 228). “… essendo non le nostre parole, ma la
divina grazia quella che penetra nei cuori, e questa grazia Dio non la
concede ordinariamente se non che alle parole di quelli che lo amano di vero
cuore, e seco lui internamente si trattengono” (Regola Diffusa, pag. 229).
31
Insegnare a conoscere Gesù è un compito primario dell’Istituto, rientrando
nell’esercizio della carità: non c’è “atto di carità verso il prossimo
perfetto, quanto quello di cooperare a far che amino Dio, ed uno dei
migliori mezzi per farlo amare essendo quello di farlo conoscere …
insegnandosi singolarmente a conoscere Gesù Cristo, si viene ad eccitare
prima la Santa Carità in affetto, indi s’insegna a porla in effetto coll’osservanza
dei Divini ed Ecclesiastici Comandamenti” (Regola Diffusa, pag.119).
Far conoscere Gesù e farlo amare è possibile solo attraverso l’esempio di
chi ha fatto un’esperienza profonda del suo amore. Per questo, Maddalena
raccomanda alle Sorelle di mantenere sempre un comportamento da “persone che
d’altro non si curano che di Dio e della di Lui Gloria” (Regola Diffusa,
pag. 121).
Esse dovranno “…in ogni cosa cercare che il Signore sia sempre conosciuto,
amato, lodato, ed il prossimo soccorso” (Regola Diffusa, pag. 284).
32
Maddalena desidera che l’Istituto sia fondato sulla volontà del Signore e
cresca secondo il suo progetto e le sue intenzioni. Ella prega il Signore
perché “doni a questo Istituto quello spirito e quella forma di vita che a
Lui possa piacere” (Memorie, pag. 238 n. 20).
All’amica Carolina Durini, Maddalena scrive: “La infinità carità del Signore
… mi darà la grazia di prestarmi in tutto ciò che sarà possibile per il
servizio e per il bene dei prossimi. Ma non saprei e non potrei farlo se non
secondo lo spirito e il perfetto sistema di questa istituzione” (Ep. I, pag.
395). Così chiede all’amica: “pregate per la vostra Maddalena e fate pregare
perché possiamo fare la volontà di Dio e farla bene” (Ep. I, pag. 399).
33
Maddalena intuisce profeticamente che anche i laici possono avere un compito
importante nella realizzazione del progetto divino, attraverso la loro
partecipazione al carisma.
Nel Piano dell’Istituzione delle Terziarie così scrive: “Ad oggetto dunque
in pari tempo di supplire dove l’Istituto non può giungere e per procurare
il bene spirituale di molte anime, penserebbe chi scrive di dilatare
l’Istituto, formando l’istituzione delle Terziarie delle Figlie della
Carità, le quali vincolate semplicemente coi sacri legami di questa grande
virtù, dedicate a Maria Santissima Addolorata, vivendo nel seno delle loro
famiglie praticassero gli esercizi di carità dall'Istituto abbracciati...
... Ognuna userà la massima cura per divenire l'esempio, e l'unione della
propria famiglia, giacché la figliale servitù, che queste Terziarie
professeranno a Maria Santissima Addolorata dovrà principalmente consistere
a di Lei imitazione nell'esercizio della pazienza, docilità, mansuetudine e
dolcezza. ... Il primo modo di esercitarsi da ognuna le opere di carità
dall'Istituto abbracciate, si è quello di praticarle nell'esercizio delle
virtù di sopra raccomandate, e con tutto l'impegno, e premura nella propria
famiglia, prestandosi ognuna a norma della propria situazione...”
34
Nella Regola Diffusa (pag. 6), Maddalena sottolinea che lo scopo
dell’Istituto è “la santificazione singolare di ciaschedun individuo, e
l’esercizio continuo delle opere di carità”.
La santificazione si attua, dunque, nell’esercizio della carità, e la carità
può essere esercitata solamente se il nostro cuore è aperto ad accogliere la
voce del Signore:“Che sarebbe se chiudessimo la strada alla Divina
Sorgente?”. Poiché “chi non arde non incendia”, solo se lasceremo ardere
nella nostra anima la fiamma dell’amore di Cristo Crocifisso, potremo
“istruire, educare, consolare e conversare co’ prossimi nelle sante opere di
carità” (Regola Diffusa, pag. 7).
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