PIANO DELLE ISTITUZIONE DELLE TERZIARIE
DELLE FIGLIE DELLA CARITA’
DEDICATE A MARIA SANTISSIMA ADDOLORATA
(estratti)
17 novembre 1823
La Divina Sapienza la quale si compiace, in ogni tempo, di benedire
copiosamente le opere dedicate alla santissima Madre di Dio, vuole, in
questi ultimi tempi, spargere le sue divine misericordie sul minimo Istituto
delle Figlie della Carità, il quale, dedicato alla gran Vergine Addolorata,
che riconosce per sua unica Madre, ha avuto inizio e stabilimento, da pochi
anni, nel Regno Lombardo Veneto. La persona che qui scrive, animata non solo
dalle benedizioni con le quali il Signore ha accompagnato, fino a questo
momento, le piccole opere della Figlie della Carità , in più bramando di
vedere maggiormente glorificata la Regina del Cielo, vorrebbe ora dare
attuazione a questo piano, venendo così, in qualche modo, a dilatare lo
stesso Istituto e anche a supplire a ciò che l’Istituto , considerata la sua
propria natura, non può arrivare.
Per dare un chiaro programma a questa istituzione, è conveniente prima fare
un cenno sull’Istituto e sui suoi Rami, per arrivare, poi, a dedurre quello
che da questo piano si vuole ottenere. L’Istituto, dunque, delle Figlie
della Carità come scopo proprio alle sue Figlie quello di piangere e
compatire gli inenarrabili dolori della Regina dei Martiri e di richiamarne
la memoria nei prossimi, di adoperarsi per distruggere ed impedire in sè e
negli altri quel mostro che ne è stata la causa, cioè il peccato. Per
ottenere questo, relativamente alla prima parte, l’Istituto ha, nel proprio
interno, le sue regole per indicare ai suoi membri il loro proprio scopo.
Per quanto, poi, a quello che riguarda i prossimi, l’Istituto cerca di
riuscirvi, ravvivando in loro la memoria di nostro Signore e della sua
santissima Madre Addolorata; nello stesso tempo cerca con l’esercizio dei
vari Rami di carità di provvedere alle principali necessità spirituali dei
suoi fratelli.
Si propone perciò:
— di cercare di supplire con le scuole di carità e con le caritatevoli
istruzioni alla mancanza di educazione dei poveri, causa prima di tutti i
loro disordini;
— di procurare , di stimolare nuovamente, secondo il volere della san ta
Chiesa, la frequenza alle dottrine cristiane parrocchiali, alle quali
assistono le Figlie della Carità e vi conducono e attirano le giovani e le
donne che frequentano l’Istituto, sia per le scuole o per l’istruzione;
nello stesso tempo vigilano perchè esse frequentino bene e con frutto i
santi Sacramenti.
— Infine si prestano per istruire, confortare, guidare le povere inferme e
moribonde negli ospedali; perchè , dopo aver ricevuto con le dovute
disposizioni i santissimi Sacramenti, possano incontrare il Signore, o
riprendendosi in salute vivano cristianamente il resto della loro vita.
— Oltre a questi Rami, per dilatare maggiormente questi esercizi di carità,
l’Istituto riceve, per un tempo determinato alcune giovani di campagna per
educarle, uscendo, poi, come maestre, possano esercitare le stesse opere di
carità, a vantaggio, nei loro paesi, dei loro prossimi.
— In più , ricevendo, due volte all’anno, quelle signore che desiderano
fare i santi Esercizi Spirituali, l’Istituto cerca in questo incontro, di
determinare dolcemente queste signore, secondo il loro stato, di dare un
maggiore appoggio alle altre opere di carità dall’Istituto abbracciate.
Nondimeno per quanto ampia sia la pianta dell’Istituto delle Figlie del le
Carità tuttavia non è possibile allo stesso di prestarsi per una piccola
parte dei bisogni della Diocesi in cui si trova stabilito e questo perchè,
per una parte, si tratta d’una Congregazione di donne ed in più vergini, le
quali, nello stesso tempo in cui operano, conviene circondare e difendere da
ogni parte con strettissime Regole, le quali sono necessarie tanto per la
loro conservazione e difesa, altrettanto le restringono e legano
nell’operare.
In più , essendo nato l’Istituto in circostanze politiche molto varie, per
assicurare al medesimo una più semplice e naturale esistenza, si è ritenuto
necessario che ogni membro portasse quanto gli occorreva per la sua
sussistenza. Di conseguenza tra le persone agiate molte restano spaventate e
non hanno il coraggio di abbracciare un Istituto che mette le sue
compiacenze nell’occuparsi quasi sempre dei poveri, e quelle che si decidono
ad entrarvi, molte volte, sono sprovviste dei mezzi di sussistenza ed in
questo modo, quantunque Dio non manchi di mandare nell’Istituto soggetti
opportuni, e di benedirne le fatiche, a queste sempre sovrabbondano i
bisogni.
Per supplire, dunque, dove l’Istituto non può giungere e per procurare, in
pari tempo,il bene spirituale di molte anime, chi scrive pensa di dilatare
l’Istituto, formando l’Istituzione delle Terziarie delle Figlie della
Carità, le quali vincolate semplicemente con i sacri legami di questa grande
virtù, dedicate a Maria santissima Addolorata, vi vendo nel seno delle loro
famiglie pratichino gli stessi esercizi di carità dall’Istituto abbracciati,
nel modo e con l’avvertenza, come qui verrà detto.
Per realizzare più facilmente l’Istituzione, sembra più opportuno stabilirla
nel modo più semplice che sia possibile, almeno per ora, e se in avvenire al
Signore piacerà di moltiplicare questa devota Compagnia si potrà, allora,
dare alla stessa una forma più solida, simile, per esempio, a quella che
diede già S. Angela Merici alle sue Vergini Orsoline, o come meglio
l’esperienza farà vedere.
Intanto pensa chi scrive di non escludere dalla medesima oltre le vergini e
le vedove anche qualche maritata seguendo, benché assai da lontano, ciò che
praticò parimenti, pér le sue Terziarie,il serafico Padre S.Francesco
d’Assisi, adattando però possibilmente alla varietà degli stati il modo di
esercitare le contemplate opere di carità, come anche il sistema della vita
interna, dovendo tuttavia cercare che l’unità dello Spirito porti poi un
impegno generale al bene particolare e a quello comune.
Per unire dunque queste Terziarie con ugual soavità, sicurezza e semplicità
insieme, le Figlie della Carità scelgano tra le giovani che frequentano
l’Istituto, alcune di pietà più provata, di pensare più sodo e che siano
veramente desiderose di condurre una vita in singolar modo cristiana e dopo
averle per del tempo sperimentate e fatto loro conoscere lo scopo di questa
istituzione e il modo di metterlo in pratica, trovandole desiderose e
disposte, la Superiora le faccia iscrivere, da qualche sacerdote che ne
abbia la facoltà, alla Compagnia dei Dolori di M santissima, della quale
ognuna dovrà sempre portare lo scapolare. Ciò riuscirà tanto meglio quando
si tratterà delle figliole di campagna educate nell’Istituto, le più pie e
di maggior senno, le quali, nel loro impegno di maestre, potranno dilatare
nelle campagne, con le medesime avvertenze con cui le Figlie della Carità lo
faranno nelle città.
Le sorelle di questa medesima Compagnia, qualora avessero aspiranti, per
accordarsi insieme per l’aggregazione di queste alla Compagnia dei Dolori di
Maria Santissima, avranno una comoda occasione di portarsi in città.
Quanto si dice per le giovani, le quali formeranno certamente il maggior
numero, vale anche per aggregare qualsiasi altra vedova o maritata, spesso
presentandosi nell’Istituto, o per motivo delle ragazze delle scuole, o
nelle dottrine parrocchiali , o negli incontri del l’ospedale , le Figlie
della Carità devono trattare pie vedove e buone maritate, che sinceramente
bramano essere tutte di Dio; questo viene detto, in linea di massima, per
l’avviamento di questa Istituzione. Per mantenere non solo stabile, ma anche
vivo il medesimo spirito, e perchè l’Istituto possa servirsi dei suoi membri
per quelle opere di carità, alle quali non può giungere, quelle Terziarie
che potranno, una volta al mese, si uniranno con la Superiora delle Figlie
della Carità, la quale, dopo averle confortate,nella scelta intrapresa,
appoggerà, poi, tenendo conto degli impegni di ciascuna, quelle opere
caritatevoli di cui , allora ci sarà bisogno, come esempio l’informazioni di
una qualche ragazza , la visita di un’altra giovinetta inferma, qualche
affare dell’ospedale e simili, la Superiora, però, deve cercare
principalmente , in questi incontri, che le Terziarie perfezionino il bene
incominciato, o nelle dottrine delle loro parrocchie, o nella vigilanza
della gioventù, insomma nelle loro caritatevoli occupazioni.
Lo stesso,in proporzione, potranno fare nelle campagne le giovani educate
nell’Istituto, e nel caso, come può accadere che alcune non possano, per
qualche motivo, essere capaci di supplire come capi, nell’incontro, che
giustamente è stato stabilito recentemente dall’Istituto, queste giovani
ritorneranno, una volta durante l’anno , nella Casa a fare gli Esercizi
spirituali, e così potranno comodamente combinare per fare la scelta, nei
rispettivi paesi, di un’altre Terziaria , che diventi
ivi il capo.
In questo caso, potendo, diverrà necessario che quelle elette come capi e
come tali opereranno nei rispettivi paesi, approfittando della medesima
occasione, quelle giovani di campagna , entrino nella Casa dell’Istituto a
fare anche loro gli spirituali Esercizi.
Detto questo, ora si passerà a dare un’idea di quello che tutte le Terziarie
devono fare, in corrispondenza dello scopo primiero dell‘Istituto.
Come già è stato detto, tutte si dedicheranno a Maria santissima Addolorata,
perciò si iscriveranno alla Compagnia dei suoi Dolori e ne porteranno sempre
lo scapolare.
1) Ogni giorno reciteranno sette Ave in onore dell’Addolorato Cuore di Maria
per ottenere una santa vita, una buona morte, e la conversione dei
peccatori, cercando possibilmente ognuna di dilatare nel mondo la devozione
a Maria santissima e l’amara causa dei suoi dolori, cioè la sacratissima
Passione di Gesù , Signore nostro.
2) Ognuna procurerà di ascoltare ogni giorno la santa Messa, cercando di
fare, secondo la propria capacità, devote riflessioni sopra i due sacri
oggetti: Cuore Addolorato di Maria e la Passione di Gesù.
3) Se le circostanze di famiglia delle iscritte lo permettono, introdurranno
in casa , ogni giorno, l’uso della recita della terza parte del Rosario e al
sabato, al posto del Rosario, reciteranno la corona dei sette Dolori di
Maria santissima.
4) Ognuna potendo, senza alterare, però, il consueto sistema stabilito dal
proprio confessore per la frequenza ai Santi Sacramenti, si accosterà a
riceverli devotamente in tutte le le festività di Maria santissima, comprese
le due feste dei suoi Dolori.
5) Ognuna , secondo lo stato proprio, adatterà strettamente nel suo
vestiario la forma, e il modo più modesto e decente e possibilmente anche
sodo.
6) Similmente ognuna userà la massima cura per divenire l’esempio e l’unione
della propria famiglia, perché la filiale devozione che queste Terziarie
professeranno a Maria santissima Addolorata, dovrà principalmente a sua
imitazione, nell’esercizio della pazienza, docilità, mansuetudine e
dolcezza.
E questo non solo per la propria santificazione, ma anche per facilitare la
libertà di esercitare, in conformità all’Istituto, le opere della carità
delle quali ora cominceremo a parlarne brevemente. Trattando anche di
questo, a tutte conviene far riflettere che il primo modo per esercitare
ognuna le opere di carità dall’Istituto abbracciate, sia quello di
praticarle nell’esercizio delle virtù, appena raccomandate, e con tutto
l’impegno e premura nella propria famiglia. Ognuna si presti , secondo la
propria situazione e dovere, all’educazione della gioventù della propria
casa, all’istruzione della stessa, alla vigilanza perchè la medesima
gioventù riceva e frequenti, nei debiti modi e tempi i santissimi
Sacramenti.
Ognuna, per quanto può, si occupi nelle feste ad assistere le dottrine
parrocchiali, e finalmente presti la più caritatevole assistenza alle
inferme della propria famiglia.
E questo fedele esercizio, del quale, se poi si dovrà scriver più
diffusamente, si scenderà a spiegare come si intenda in rapporto a questa
istituzione, dovrà soddisfare la pietà di quelle Terziarie, le quali per le
loro circostanze, non potranno estendere la loro carità oltre la famiglia.
Ora veniamo a dare un’idea di quel modo di esercizio caritatevole, che,
contemplato dall’Istituto , viene praticato a vantaggio del prossimo, da
quelle Terziarie che potranno prestarsi a questo, e per farlo più
chiaramente, parlando in linea di massima, come sembra più opportuna, si
adatteranno le varie opere di carità ai vari stati delle medesime Terziarie.
Cominciamo dalle vergini. A queste si vorrebbe appoggiare singolarmente la
coltivazione delle ragazze, le quali siano stimolate, istruite e preparate
per ricevere, nei debiti tempi e modi, i santissimi Sacramenti della
Cresima, Penitenza ed Eucaristia; si procuri, nel migliore dei modi, di
tenerle lontane dai pericoli; si cerchi che si abituino ad un modesto
vestiario, perchè, nei lavori del proprio stato, senza, a volte, manifestare
loro gli inciampi insegnino loro , però, il modo di star lontano da essi.
Stimolino le ragazze alla frequenza delle dottrine cristiane della
parrocchia, e chi, permettendolo le loro circostanze, abbiano cura, nelle
feste, di quelle fanciulle che possono, nelle ore di divertimento e di
sollievo, o tenendole presso di loro raccolte, o conducendole a sollevarsi
innocentemente in luoghi adatti a questo scopo.
Queste vergini Terziarie, però, possibilmente non trattino con le Famiglie
delle ragazze.
Devono però anch’esse impiegarsi ad assistere con ogni impegno la dottrina
cristiana nella loro parrocchia, servendola in qualunque carica ad esse
possibile, a cui siano elette; cerchino solo di sottrarsi alla carica di
infermiera quelle che non abbiano compiuti i quarant’anni.
Le vedove poi, che siano decise di rimanere nel loro stato e non abbiano
legami impegnativi nelle loro famiglie, sembra opportuno che possano
accettare qualsiasi opera e anche appoggiare a loro il verificare lo stato
delle fanciulle che frequentano la Casa dell’Istituto, il visitare le
inferme, l’affidare gli affari che le Figlie della Carità frequentemente
incontrano negli ospedali e simili.
Si vorrebbe parimenti impiegare le vedove nelle cristiane dottrine
parrocchiali e ad esse si desidera raccomandare di accettare e praticare,
secondo lo spirito della santa Chiesa, l’ufficio di infermiera della
dottrina cristiana, visitando, secondo le solite Regole della medesima, non
solo le consorelle inferme della dottrina, ma anche le proprie sorelle
Terziarie quando siano ammalate e cose simili.
Finalmente, riguardo alle maritate, si pensa di appoggiare loro variamente
alcune opere di carità, tenendo presenti le differenti circostanze in cui
queste possono trovarsi. Se esse non hanno famiglia allora, quando prudenti
riguardi verso il marito non richiedano diversamente, potranno, come le
vedove, esercitare la maggior parte delle opere di carità, soprattutto
frequentare le dottrine cristiane della parrocchia, esercitare in esse ogni
carica, potendolo fare, tenendo presenti i deboli pensieri del mondo,
potrebbero essere più ascoltate e anche contribuire, più delle altre, a
mantenere vive, nelle dottrine cristiane, le regole che dalla Chiesa siano
state così bene stabilite, a vantaggio dei fedeli.
Similmente le maritate, che in tale situazione si trovano, sembrano molto
adatte per la visita delle inferme negli ospedali, sempre, però, che il
marito lo permetta o a sbrigare gli affari.
Sono molto opportune per appoggiare, parimenti, ad esse delle fanciulle, a
trovar recapito a donne povere, quando escono dall’ospedale, e cose simili.
Se hanno famiglia, poi, si vorrebbe che ne derivasse loro, dall’essere
Terziarie, un nuovo impegno nell’aver gran cura della loro famiglia,
praticando più di ogni altro, con questa i tre Rami di carità, già nominati,
vigilando per gli stessi oggetti, non solo sopra i figli ma anche sopra i
domestici e anche con coloro che servono; esigano doppiamente la modestia
del vestito delle loro figlie e la condotta cristiana della casa; si
vorrebbe, potendo, che esse accompagnino la famiglia ai santi Sacramenti e
alla dottrina cristiana, e avanzando loro del tempo, e potendolo fare, senza
recar danno ai loro doveri essenziali, possono anch’esse servire nelle
dottrine e per gli ospedali, come è stato detto per le altre maritate, e,
come loro, fare altre opere di carità.
Ora data sin qui un’idea completa del Progetto, chi scrive crede di
aggiungere, che finora non è iniziata l’istituzione, però si è potuto
constatare la facilità d’introdurla da quel poco che è stato praticato, sino
a questo momento, dall’Istituto nelle opere di carità dal medesimo
abbracciate.
Però, quando chi scrive venga assicurata che la cosa è di gradimento del
Supremo Pastore, e nostro SS.mo Padre, e confortata dalla sua apostolica
benedizione, si formerebbe su queste tracce e su una maggior esperienza,
qualche piccolo Regolamento per ottenere da questa devota Compagnia la
maggior gloria e servizio di Gesù Signore nostro e della sua santissima ed
amabilissima nostra Madre Maria Addolorata.
Spedito a Milano li 17 novembre 1823
SISTEMA PER LE TERZIARIE DELL’ISTITUTO DELLE FIGLIE DELLA CARITA'
La Divina Misericordia, dal momento che desiderò di stabilire, con la
discesa dello Spirito Santo, la santa Chiesa, tenera sua Sposa, presente
allora solo nel Cenacolo di Gerusalemme, il Divino suo Sposo, seduto alla
destra del Padre ritenne opportuno insegnarle che alle sue richieste dal
cielo venissero unite sulla terra le preghiere del la santissima Madre.
Infatti come Ella affrettò con le sue umili suppliche l’incarnazione del
Verbo nel suo seno, così affrettasse la solenne discesa dello Spirito Santo
sulla primitiva cristianità La Chiesa Cattolica, dopo 18 secoli dalla sua
nascita, sia con definizioni e prescrizioni dei Sommi Pontefici o attraverso
i Concili Ecumenici, sia con fatti miracolosi o con ispirazioni, segni,
prodigi e rivelazioni continuò a far conoscere ai fedeli che Maria doveva
essere il loro universale rifugio.
Così il Sommo Pontefice, S.Gregorio Magno I, per mezzo di un Angelo, la
conobbe quale rimedio sicuro durante la peste, il Sommo Pontefice, Pio V,
come colei che riporta la vittoria sui nemici, il grande Patriarca
S.Domenico quale estirpatrice delle eresie.
Il glorioso Padre S.Francesco, insieme a S. Domenico la conobbero come colei
che chiedeva un tempo di penitenza al mondo; così il grande santo Pietro
Nolasco con il re Giacomo I d’Aragona come la liberatrice degli schiavi. Per
abbracciare tutto in una sola parola, la Chiesa tutta presenta Maria quale
universale aiuto, difesa e protettrice, in ogni bisogno, travaglio e
calamità.
Il Signore la volle porre, per spiegarsi meglio, tra il Cielo e la terra,
quale arcobaleno, simbolo anticipatore visto da Noè, perché vedendola la
Divina Giustizia si sarebbe disarmata.
Infatti, in ogni tempo, quando i fedeli si trovavano in grandi difficoltà,
era sufficiente venerare, in modo particolare, uno dei suoi numerosi
privilegi o invocare con viva confidenza e con nuovi vocaboli l’adorato suo
nome o venerare in modo più devoto e solenne un suo particolare mistero per
togliere dalla Mano di Dio la spada fulminante o almeno diminuirne i colpi
ed abbreviarne i castighi.
Senza parlare tanto dei secoli precedenti, basterebbe ricordare questi
ultimi calamitosissimi tempi dei quali anche noi siamo testimoni, in cui una
guerra universale ed un universale sconvolgimento faceva temere non una
distruzione della Chiesa cattolica, rendendo ciò impossibile la parola di
Gesù Cristo, ma si poteva con ragione temere che la Fede e la santa
Religione venissero trapiantate in altre parti, essendo già stata aperta la
strada a questa grandissima disgrazia con la corruzione generale dei costumi
e con il disprezzo di ogni più santa legge. Ma, questa volta, sembrò che la
santa Chiesa fosse per ottenere da Maria santissima la pace invocata
singolarmente dal Supremo Pastore e generalmente anche dai fedeli sotto il
titolo particolare di Addolorata; i fedeli furono spinti da una luce
superiore e dall’esempio e da stimoli del già detto regnante Sommo
Pontefice, Pio VII, che li animò con l’ardentissima sua devozione e con il
concedere largamente indulgenze a chi venerava i Dolori di Maria e
stabilendo nella Chiesa universale, senza precedenti, due volte all’anno la
sua festa.
Ora resta di trovare e mettere in pratica i modi come rendere questa
devozione non solo fondamenta1e stabile, ma anche viverla perché possa
essere gradita a Maria santissima e tale da impegnare la sua misericordia
per rendere sempre maggiore la presente calma e perchè ne approfittiamo in
modo che sia per tutti noi la strada che conduce alla pace eterna,
immutabile e beata.
Per ottenere questo, si vorrebbe ora formare una unione o Compagnia di
persone che come Terziarie di Maria santissima Addolorata ne praticassero e
ne propagassero la vera devozione, santificando se stesse nell’adempimento
dei doveri del proprio stato e nel soddisfare questi loro doveri si
proponessero l’esercizio delle opere sante di carità, nelle loro famiglie e
fuori, quando queste non si oppongono all’esercizio di carità in famiglia,
avendo di mira sempre quelle caritatevoli opere che tendono a prevenire,
impedire e togliere i peccati, grave causa dei Dolori acerbissimi della
Madre di Dio.
E’ vero che, in questi ultimi anni, il Signore si degnò, per intercessione
di Maria santissima, di incominciare un Istituto ad Ella dedicato, che ha un
scopo simile, ma questo, da una parte formato da una sola congregazione e
dall’altra parte abbracciando tanti Rami di carità, non solo non può
supplire a tutto, quindi l’istituzione di queste Terziarie verrebbe a dare
compimento a quelle opere che l’Istituto delle Figlie della Carità pratica,
ma che per il loro stato, le stesse Figlie difficilmente da sole possono
compiere perfettamente. Parimenti, però, per le Terziarie sarebbe difficile
e quasi impossibile stabilirsi e mantenersi a lungo in uno spirito di
fervore, senza un punto d’appoggio dove trovare conforto e poter conoscere e
stabilire il modo di onorare Maria con le sante opere di carità, dette
prima.
Perciò si rende necessario un’unione di carità tra l’una e l’altra
istituzione, in modo che le Terziarie trovino conforto ed assistenza
Spirituale nelle Figlie della Carità e queste possano trovare nelle
Terziarie, coloro che vigilino, suppliscano ed operino in tutte quelle
attività in cui i santi legami del loro stato impediscono di fare. Ora
passiamo a spiegare chiaramente la forma, la pratica e tutto ciò che si
rende necessario per mettere in atto quanto serve per stabilire questa
caritatevole Compagnia.
CAPITOLO I
Le persone che possono farsi Terziarie di Maria santissima Addolorata per
esercitare la santa Carità.
Questa Compagnia ha per scopo di onorare e servire Maria santissima
Addolorata esercitando la santa carità, cercando di togliere dai membri
della loro famiglia e possibilmente anche dagli altri, il peccato causa
fatale dei Dolori di Maria. Perciò ogni persona di morigerati costumi sia
vergine che vedova può iscriversi per essere Terziaria di questa Compagnia,
sempre però che abbia una sincera volontà ed intenzione di osservare le
prescrizioni ed i sistemi, essendo dovere di ognuna , in qual- siasi stato,
di onorare la santissima Vergine.
Parimenti deve cercare, nel suo stato, la propria santificazione, tenendo
ferma la sostanza, sarà vario il modo di applicare la norma secondo la
differente situazione delle consorelle. E per eseguire ciò si rende
indispensabile ad ognuna di praticare singolarmente le virtù proprie del suo
stato e a rendere le regole non solo più conformi allo spirito di questa
istituzione, ma anche più adatte dovendo esse praticare le seguenti regole.
(NB: Segue spazio bianco, ma mancano le regole)
CAPITOLO Il
Da chi dovranno essere le consorelle aggregate.
Conviene parlare di due modi di aggregazione: Se vogliamo sapere da chi le
aspiranti alla Compagnia di queste Terziarie devono essere conosciute,
proposte, unite ed aggregate, questo deve essere fatto dalla Superiora delle
Figlie della Carità della rispettiva città dove verrà formata una Compagnia
delle medesime.
E’ assolutamente necessario che la persona che desidera unirsi alla
Compagnia sia bene informata prima dello spirito vero della istituzione e
conoscendola pienamente possa considerare se per lei sia adatta. Parimenti
la Superiora deve pesare tutte le circostanze di quella che vuole
aggregarsi.
Se questa sia adatta al sistema stabilito, ma riconosce che l’aspirante ha
qualche impedimento o in famiglia o di altra sorte, oppure non ritrova in
essa le necessarie qualità e disposizioni per seguirne gli impegni, la
superiora la persuada ad abbracciare qualche altro esercizio di cristiana
pietà.
Se poi si parla di aggregazione formale, questa si fa mettendo al collo,
secondo il rito della santa Chiesa, lo scapolare di Maria santissima
Addolorata; questo verrà fatto, nel modo solito, da un sacerdote che abbia
la dovuta facoltà.
(N.B. La minuta rimane così incompleta e manca degli altri capitoli
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